Nell’ambito delle attività di orientamento formativo, il 6 febbraio scorso, nell’Aula Magna del nostro Istituto, sei classi, per un totale di 115 alunni, accompagnati dai rispettivi docenti, hanno incontrato il prof. Nicola Giglietto, ordinario di Fisica sperimentale all’università di Bari, invitato per secondo anno consecutivo a parlare del cosmo di Dante.
La tentazione iniziale, di liquidare la tematica proposta con una buona dose di sufficienza o peggio di rassegnazione è chiaramente forte. Chi non conosce Dante? Cosa può mai dire di interessante un intellettuale così legato al ‘suo tempo’, un ‘tempo’, peraltro, così distante dal nostro e, certamente, non soltanto da un punto di vista strettamente temporale? Eppure, slide dopo slide, citazione dopo citazione, il professore ha condotto tutti i presenti a scoprire un Dante ‘inedito’, a coglierne aspetti insospettati e persino rivoluzionari, infrangendo, tra l’altro, ogni residua divisione tra sapere scientifico e cultura umanistica.
Come non sorprendersi, infatti, di fronte alla capacità mostrata dal Poeta di descrivere i fenomeni naturali con una precisione e un rigore degni di uno scienziato contemporaneo; di spaziare con disinvoltura, fra gli ambiti più diversi del sapere, dall’ottica alla matematica, dalla fisica all’astronomia senza abdicare alle sue virtù letterarie, poetiche e filosofiche? Come non stupirsi di fronte ad una immaginazione così vivida e potente da immaginare realtà iperfisiche come il Paradiso, senza privarle di un’adeguata fondazione filosofica e scientifica, o da intuire perfino concetti particolarmente audaci quali la relatività del moto o l’ipersfera?
Nessuna ovvietà quindi, nessuna noia. Per quasi due ore il professore, con evidente passione e competenza, è riuscito a inchiodare l’uditorio, a catturarne l’attenzione, a suscitare curiosità e interesse. Le numerose domande che i ragazzi gli hanno rivolto al termine dell’incontro ne sono un documento inequivocabile. Come pure la promessa, con cui ci si è salutati, di ritrovarsi prossimamente a scandagliare nuovi misteri della natura e della scienza, avvalendosi, magari, delle intuizioni di qualche altro poeta o filosofo.

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