C’è un silenzio che insegna più di mille parole. È quello dell’alzabandiera a mezz’asta che stamattina, nel cortile della Caserma Picca, ha dato inizio alla commemorazione del 10 febbraio.
Le classi 3F, 4A, 4B e 5E non hanno partecipato a una semplice cerimonia, ma hanno intrapreso un viaggio nelle ferite aperte del nostro Novecento. Abbiamo guardato dentro l’abisso delle foibe, quelle cavità naturali del Carso divenute teatro di un orrore indicibile tra il 1943 e il 1945, dove migliaia di italiani e dissidenti politici furono gettati dalle forze partigiane jugoslave, spesso quando il cuore batteva ancora.
La storia è uscita dai manuali per farsi riflessione viva. Dopo il saluto del Generale Notarfrancesco e l’inquadramento del Colonnello Mauro Lastella, la lectio magistralis del Prof. Nicola Neri ha acceso nei ragazzi una scintilla preziosa: la curiosità critica per la battaglia geopolitica e umana della questione giuliano-dalmata e le dinamiche del regime di Tito.
Perché ricordare non è un esercizio di stile, né un obbligo del calendario. È un atto di pace. È la scelta consapevole di studiare il passato per rifiutare ogni forma di odio nel presente.
Un ringraziamento speciale ai docenti Adversi, Altini, Danisi, Gatti e Roberto, che hanno condiviso con gli studenti questo fondamentale momento di crescita civile. Iniziative come questa ci ricordano che la scuola è il luogo dove si coltivano il rispetto delle diversità e la convivenza tra i popoli.









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